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  Marionnettes [ Il Blog di Albert Bagno, dei suoi burattini e delle sue ricerche ]
         

"Marionnettes" per il notiziario andare a www.nautilaus/marionnettes.com Si vous voulez lire "Marionnettes" allez à l'adresse indiquée. o - o - o A partir du 1.11.2010 ce blog présente seulement les activités d'ALBERT BAGNO - MEMBRE UNIMA


26 luglio 2010

IL TEATRO DI FIGURA POLACCO IN COSTRUZIONE

Il teatro di figura polacco dall’ieri all’oggi

 

La Polonia è uno dei paesi dell’Europa che ha una lunga storia d’amore con i burattini e le marionette e questo sia dentro e fuori del teatro. Le tradizioni del teatro di figura di questo paese sono numerose e assai originali.

La tradizione della szopka ossia del presepe animato con pupazzetti è una di quelle espressioni cosi popolare da diventare religiosa e profana allo stesso tempo ed essere uno degli strumenti preferiti degli satirici. Durante la seconda guerra mondiale i burattinai hanno continuato la loro attività, molti artisti sono morti nei campi di sterminio.

Durante tutto il periodo controllato dai sovietici i teatri di marionette si moltiplicano in modo esponenziale. Ogni città di più di 5000 abitanti ha il suo teatro stabile. Se all'inizio questi teatri di stato erano fatto per dare del lavoro a molti, progressivamente sono diventati luoghi di cultura e di produzioni di qualità. Come non cittare le meravigliose sperimentazioni del teatro di Opole presentate nel 1976 a Charleville Mézières in Francia, o meglia ancora "la classe morte" di Kantor!

 

Dalla fine degli anni 70 alla caduta del regime comunista un gran numero di artisti, pur essendo controllati ed autocontrollati, hanno espresso idee molto originali attraverso il teatro di figura. Una delle testimonianze più interessanti è stata quella espressa attraverso la grafica pubblicitaria delle compagnie e degli spettacoli.

 

Da quando è cambiato il regime, progressivamente sono nate compagnie private e compagnie più piccole collegate alle grande compagnie. Se nell’insieme il marchio del precedente regime si sente ancora, alcune compagnie hanno già intrapreso la via della ricerca e del rinnovamento creativo.

Il numero di aspiranti burattinai è cosi elevato che le scuole di formazione professionale, come quella di Bialistok, sono costrette ad avere concorsi d’entrata. Da molto tempo fare il burattinaio non è più uno spazio di ripiego per attori in difficoltà e un buono burattinaio si deve di essere un buon attore.

Oggi assistiamo ad un fenomeno molto interessante, lo stato sta cercando progressivamente di disimpegnarsi dalle grande compagnie e passa la loro gestione alle città. Nella maggiore parte dei casi ciò non ha voluto dire chiusura, ma a dimostrazione del ruolo fondamentale delle compagnie sul proprio territorio, ma restaurazione di sedi e creazione di molte nuove sedi, vedere creazione di compagnie e di sedi. Il BTL di Bialistok ha goduto di una progressiva modificazione, trasformando il vecchio teatro in una cittadella del teatro di marionette.

 

In questi ultimi anni città come Szczecin, Opole, Torun si sono lanciate nella realizzazione di teatri ultra moderni, eleganti e funzionali. Tutti sono realizzati da architetti che hanno già una conoscenza di cosa vuole dire costruire per il teatro e per masse di pubblici che possono essere comparabile a vere e proprie orde. Il teatro Pleciuga di Szczecin si è visto dotare di un novissimo teatro di 15000m3 ; per non parlare del teatro Baj Pomorski di Torun che dal 2006 ha una sede non solo nuova ma molto originale. Oggi costruire un teatro in Polonia vuole dire si attenzioni alle esigenze degli artisti e delle numerose equipe che collaborano e vivono dentro, ma anche curare l’inserimento nella città di tale impresa. Ciò significa avere cura anche degli arredi urbani e dei luoghi di permanenza dove il potenziale pubblico può ritrovarsi: giardini, caffetteria ecc. Quasi tutti i nuovi edifici accolgono negozi e luoghi espositivi. Nelle vicinanze dei teatri vengono realizzate piazze, fontane e statue che hanno un’affinità con i medesimi luoghi. Particolarmente significativa è la fontana realizzata da Pawel Pawlak nel 2007 e collocata sulla piazza del teatro delle marionette di Wroclaw. L’ultimo nato dei progetti di creazione di un nuovo teatro è quello della città di Opole che vedrà il giorno nei prossimi anni. Come in tanti nuovi teatri le sale e gli spazi sono previsti per essere polivalenti ed estremamente duttili.




2 maggio 2010

Due parole sulle marionette del Giappone

Marionnettes au Japon

 

En général dans cette Europe eurocentrique et totalement incapable de regarder au de là de son nombril (d’ailleurs sans le trouver), Tous plus ou moins ignore que d’autres pays ont une culture importante et plus encore quand il s’agit de la marionnette. Cette fois ci c’est vers le Japon que je vous invite. Cette fiche est réalisée en réponse à une page d’un site Internet qui a pour sujet le Japon, les marionnettes et les manga.

 

En ce qui concerne le monde de la marionnette, le Japon est l’un des pays qui a les plus anciennes et nombreuses traditions. Il me semble important de préciser que l’art de la marionnette au Japon est très différent que celui que nous connaissons en Europe.

Il existe des dizaines de techniques qui n’ont aucune équivalence chez nous et que même celles qui pourraient avoir une correspondance elles sont vécues par les japonais d’une toute autre façon que celle que nous pourrions vivre. Pour bien comprendre : c’est le rapport même avec l’objet et la figure qui est très différent d’une culture à l’autre.

 

Dans ce qui va être une brève introduction à la marionnette japonaise, je vais être amené à utiliser des termes et citer des lieux souvent méconnu de la majorité de ceux qui vont me lire. Pour ne pas être trop long et trop technique, je me permet de signaler le très beau livre du professeur Jacques Pimpaneau : « Fantômes manipulés – Le théâtre de poupées au Japon » Edition : Entre de publication Asie Orientale. Paris. 1978.

 

Les techniques japonaises :

La technique de manipulation la plus connue est celle que l’on appelle Bunraku, mais il existe plusieurs techniques qui portent le même nom et qui plastiquement se ressembles.

La technique du Bunraku est sujette à des règles très importantes voir lourde à suivre.

La manipulation est frontale et en élévation. Les manipulateurs sont souvent trois et portent des capuches noir tant qu’ils ne sont pas reconnu par leur paires, capables de faire complètement abstraction de leur émotions personnelle. Les artistes d’une compagnie de Bunraku sont divisés en corps de métiers autonomes : les manipulateurs, les chanteurs et diseurs, et les musiciens. Chaque corps travaille de son coté est ne retrouve les autres corps pour une représentation que quand l’un se sent en harmonie avec les autres.

Pour ne pas entrer dans les détails je suggère d’aller sur Internet où les personnes intéressées  trouveront de très nombreux sites, dans les divers langues, qui vous proposent l’histoire des divers Bunraku.

 

Les autres techniques :

Beaucoup moins connue en Europe sont les marionnettes à fils arrières comme les poupées de Nakatsu. Cette technique est à moitié une marotte et de l’autre une marionnette à fil.

Pratiquement inconnue en Europe sont les marionnettes à baguettes de Saeki ou les marionnettes à feu (Takaoka) ou d’Obari. Les marionnettes à tringles horizontales ou à chariot (Yame) sont aussi inconnues chez nous. Comment faire comprendre à un européen que les poupées semi automates Aichi Karakuri sont aussi des marionnettes comme le sont aussi les Karakuri Ningyo ?.

Comment expliquer en peu de mots que Karakuri veut dire automate (donc sans intérêt pour le monde de la marionnette), nais qu’il existe des Karakuri semi automates qui ont un rapport direct avec les marionnettes ?.

Au Japon il existe un bon nombre de techniques qui n’ont de sens qu’en fonction aux rites religieux auquel elles appartiennent.

Toutes ces techniques, et bien d’autres, apparaissent régulièrement dans les manga, mais pour comprendre pourquoi elles reviennent si souvent il faut comprendre l’influence philosophique que chaque technique a chez les japonais.

Dans un pays où tout est mesuré, même la démesure, la présence de la marionnette au théâtre ou sur un autre support comme les manga n’est jamais dut au hasard ou à la recherche d’un esthétisme de complaisance.

L'article si dessus a été publié sur le site: http://www.shinmanga.com/Forum-Shinmanga-Shinjapan-le.html#forum1104



Le marionette in Giappone


Ecco una breve scheda dove si presenta alcune tecniche delle marionette e dei burattini e non solo del paese del Sole Levante. In Europa esistono pochi lavori completi ed interessanti su questo paese che possiede le tecniche più numerose ed antiche del Pacifico e non solo.

In generale le tecniche giapponese non hanno niente a che vedere con le tecniche che noi conosciamo, e anche quando somigliano tecnicamente non hanno riferimenti filosofici uguali.

La tecnica principale è quella conosciuta con il nome di Bunraku, ma dopo seguono tecniche come:  Le bambole Nakatsu che sono una via strana tra le marotte e le marionette con fili orizzontali.  

 Praticamente sconosciute in Europa sono i burattini a bastoncini di Saeki o i pupazzi col fuoco (Takaoka) o d’Obari. Le fantocci con stecche orizzontali o a carrelli (Yame) sono anche loro sconosciuti sotto le nostre latitudini.

Con il teatro di figura giapponese si pone una serie di domande, ma la prima è come fare capire ad un europeo che le bambole semi automi Aichi Karakuri sono anche delle marionette come lo sono pur le Karakuri Ningyo ?.

Come spiegare in poche parole che Karakuri vuole dire automa (dunque senza interesse per il mondo delle marionette), ma che esistono diversi  Karakuri semi automa che hanno un rapporto  diretto con le marionette ?

In Giappone esistono un buono numero di tecniche che non hanno senso che in funzione ai riti religioso ai quali appartengono.

Come non esistono libri di qualità in lingua italiana sulle marionette del Giappone e per non essere troppo lungo e troppo tecnico, si segnala il bellissimo libro in francese del professore Jacques Pimpaneau : « Fantômes manipulés – Le théâtre de poupées au Japon » Edition : Entre de publication Asie Orientale. Paris. 1978.


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25 aprile 2010

LE MARIONETTE ALLA COCA

COCA COLA AL RITMO DI MARIONETTE


Erano molti anni che la grande impresa americana di bibite gasate Coca Cola non aveva utilizzato le marionette nelle sue pubblicità, dal mese di marzo in Europa, dalla metà dell’anno scorso ecco che le marionette ballano in un ufficio open space di una rivista di moda per promuovere la “Diet Coke” ovvero la versione della Coca senza zucchero. La musica di fondo è il famoso brano degli anni 80 “She's a Maniac” che rese famoso il film Flashdance (o il contrario). La pubblicità è creato dall’agenzia Mother per la tivù Americana ed in particolare per apparire dentro il famoso show  Ugly Betty. In realtà le pubblicità presentate dai due lati dell’oceano sono basate sullo stesso principio ma sono diverse, perché la Coca Cola sa benissimo che i suoi clienti nono sono uguali, ma quello che lascia perplesso è che la pubblicità per l’Europa sia la stessa che quella diffusa in Oceania ed in Australia? Boh! Sarà?


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16 marzo 2010

KITANO IN MOSTRA A PARIGI

Beat Takeshi Kitano

UN Gosse de peintre QUI AIME LES MARIONNETTES

 

Si vous passez par Paris dans le 14ème  arrondissement, du 11 mars au 12 septembre 2010,  il faut absolument aller à la fondation Cartier pour voir l’exposition « Gosse de peintre » de celui qu’il serait réductif de définir uniquement cinéaste, c'est-à-dire l’artiste japonais Takeshi Kitano. Très connu ici pour ses films, Kitano est en réalité un artiste polyédrique qui n’arrête pas de travailler : cinéaste, animateur de télévision, sculpteur, peintre, illustrateur et bien d’autres choses.

Dans cette exposition vous découvrirez les animations et tableaux de Beat Takeshi Kitano.

 

Actuellement en France Takeshi Kitano présente son nouveaux film « Achille et la Tortue » et en même temps sort la publication de deux ouvrages : « Gosse de peintre », catalogue de l'exposition à la Fondation Cartier pour l'art contemporain et Kitano par Kitano. Le cinéaste est par ailleurs à l'honneur au Centre Pompidou, Beaubourg à Paris. L'espace culturel lui consacre une rétrospective audiovisuelle en 40 films, téléfilms et documents, pour moitié inédits, entre le 11 mars et le 26 juin 2010.

Destinée dans un premier temps aux enfants, l'exposition que Beat Takeshi a lui-même pensée pour la Fondation Cartier pour l'art contemporain, présente des activités ludiques telles que « La tour de Hanoi » ou « Écoutez les sons et dessinez ce qu'ils vous évoquent ». Écouteurs, feuilles aimantées et marqueurs colorés sont mis à la disposition du public. Une fois l'inspiration venue, les feuilles sont collées sur une parois blanche et deviennent partie intégrante de l'exposition. Juste à côté, une introduction ludique à la culture japonaise, le théâtre de marionnette Ô-Edo qui s'anime sous l'œil du spectateur. Kitano aime les marionnette et il le fait savoir comme dans son film « Dolls » de 2002), il est donc naturel de les retrouver dans son exposition.

Vous saurez tout sur Beat Takeshi Kitano, le comique le philosophe et divers aspects moins connus.

 

  

Beat Takeshi Kitano

UN Figlio di pittore che AMA LE MARIONETTE

 

Takeshi Kitano, non è solo un regista cinematografico, ma un artista completo ed originale. A Parigi, la Fondazione Cartier fino a settembre, li dedica una mostra “Figlio di pittore” che ne presenta gli aspetti meno conosciuti. Il titolo della mostra è riferito al fatto che Kitano è figlio di un pittore dell’edilizia.

 

Tra tutte le sue opere si potrà vedere “Ô-Edo” un installazione realizzata con marionette, maschere e altre bambole dei teatri tradizionali. Questa presenza di marionette non deve stupire visto che non è la prima volta che l’artista giapponese le presenta nelle sue opere come nel film: Dolls del 2002. A Parigi si può vedere una retrospettiva dei suoi film al Centro Pompidou e vedere il suo ultimo film non ancora uscito in Italia.

 

Article reprit en parti du site : http://www.journaldujapon.com/2010/03/beat-takeshi-kitano-gosse-de-peintre-en-batiment.html La photo est de: journal du Japon.




5 ottobre 2009

CHARLEVILLE 09 - 25 - LE REALI MARIONETTE

CHARLEVILLE 09 – 25 -

LE MARIONETTE DEL RE


Per chi non la conosce potrebbe sembrare una normale compagnia, ma quella de maestro Sakorn Yang-Kiaosot soprannominato Joe Louis è l’unica a fare vivere le marionette del Re de Siam.

Certo il repertorio, di questa compagnia Tailandese, sembra quello classico del profondo e magico Oriente, ma si tratta di una tecnica unica nel suo genere ovvero delle ombre mostrate senza la mediazione di un telo. Tre manipolatori sono necessari per ogni pupazzo che si muove nell’aria come una farfalla nel vento. In un ora la compagnia offre il meglio del silenzio, del vuoto riempito, del fondamentale che fa l’uomo felice. Non si può e non si deve dubitare di questa felicità dopo avere visto non solo lo spettacolo “Ganesh”, ma i componenti della compagnia che malgrado tre generazioni di Louis sembrano stupiti del successo raccolto.


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13 agosto 2009

Anton e' ancora qui!

FESTIVAL ANTON ANDERLE A BANSKA BYSTRICA


Se in fondo alle vostre vacanze o prima di andare altrove, vi conviene segnarvi che  in Slovacchia all'inizio di settembre si ricorda Anton Anderle.

Si, un anno fa se ne andava il marionettista slovacco Anton Anderle (1944-2008) straordinaria figura del panorama mondiale della marionetta. Discendente di una storica famiglia di marionettisti girovaghi aveva saputo mantenere molto alto il nome e la tradizione secolare. Favoloso animatore aveva saputo mettere vivo il nome di Gasparko la versione slovacca di Pulcinella.

Per ricordare la sua figura dal 3 al 5 settembre, la sua città Banská Bystrica, organizza un festival internazionale delle tradizioni popolari. Per celebrare degnamente questo evento sono stati invitati da tutta l’Europa i più bel nomi tra gli artisti che perpetuano le varie tradizioni nate da Pulcinella, nonché alcuni amici di Anton: Pályi János (H), Fundus Marionettentheater (D), Poppentheater Plansjet (B), Otto van der Mieden (NL), Konrad Fredericks (GB), Pantijn Poppentheater (NL), Hand to Mouth Theatre (GB), Instituto delle Guaratelle (I), Mikropodium (H), Professor Clive Chandler (GB), Puppentheater Gugelhupf (D), Pulcinella di Mare (I), Teatro Tatro (SK), Teatro Pimprle (CZ), Staré divadlo Karola Spišáka Nitra (SK), Teatro Carnevalo (SK), Walking Tall Theatre Company (GB), Ján Palovic (SK).

In occasione di questo evento è allestita una grande mostra su Anton Anderle e la sua famiglia ed un libro ne promuove l’azione nel corso di tre secoli.

www.gasparko.sk 

 

ANTON ANDERLE VAUT BIEN UN FESTIVAL


Il y a un an le marionnettiste slovaque Anton Anderle tirait sa révérence.

Pour souligner l’importance de cet artiste et de sa famille (marionnettistes de père en fils depuis trois siècles), la ville de Banská Bystrica organise du 3 au 5 septembre 2009, un festival international qui porte le nom de ce manipulateur de géni qui su perpétuer la tradition de Gasparko le frère slovaque de Pulcinella. C’est donc pour cela que d toute l’Europe arrivent les plus beaux nom de la marionnette de traditions populaire « Polichilienne » et quelques prestigieux ami : Pályi János (H), Fundus Marionettentheater (D), Poppentheater Plansjet (B), Otto van der Mieden (NL), Konrad Fredericks (GB), Pantijn Poppentheater (NL), Hand to Mouth Theatre (GB), Instituto delle Guaratelle (I), Mikropodium (H), Professor Clive Chandler (GB), Puppentheater Gugelhupf (D), Pulcinella di Mare (I), Teatro Tatro (SK), Teatro Pimprle (CZ), Staré divadlo Karola Spišáka Nitra (SK), Teatro Carnevalo (SK), Walking Tall Theatre Company (GB), Ján Palovic (SK).

 

A l’occasion de cet événement qui rappelle la figure et l’action de Anton et de sa famille, une grande exposition est ouverte et un livre est présenté.

www.gasparko.sk 




11 agosto 2009

IL VALORE DELL'EMIGRAZIONE VISTO ATTRAVERSO LE MARIONETTE

                                                         PERCORSI INVERSI

   L’EMIGRATO VISTO DAGLI UNI E DAGLI ALTRI

               (visto anche attraverso le marionette)

 

Mentre da questa parte dei monti, popolazioni intere senza memoria accusano gli emigrati di tutti mali della terra, favorendo a piene mani leggi, che in fine qualcuno dovrà bene chiamare con il loro nome, “Razziali”, in Francia e più precisamente a Parigi dall’ottobre 2007 è aperto alla Porte Dorée (ad est della città) un vasto luogo denominato “Cité” interamente dedicato agli migranti.

La “Cité Nationale de l’Histoire de l’Immigration”, ovvero con un acronimo che i francesi adorano la CNHI, un istituzione culturale, pedagogica e cittadina destinata a riconoscere e mettere in valore il posto degli immigrati nella costruzione della Francia. La Cité è un luogo di storia che permette di vedere, leggere e condividere oltre due secoli di storia dell’immigrazione in Francia. Riportare qui per interno l’enunciato delle intenzioni di questo luogo è un modo per farsi che nessuno possa ancora negare quanto l’emigrato è fondamentale ed un apporto per il paese che lo riceve. Ossia l’esatto contrario di quanto ci viene detto.

 

La Cité è : un museo nazionale dove c’è una mostra permanente che ripercorre due secoli di storia  dell’immigrazione in Francia ed una serie di spazi dove possono essere ospitate diverse mostre temporanee; nonché una programmazione artistica e culturale che propone dei spettacoli, dei concerti, dei film, delle conferenze e dei dibattiti...  Inoltre ci sono due spazi importanti come l’immancabile “médiathèque” e dei laboratori aperti a tutti.


Per la realizzazione della sua mostra permanente il CNHI ha fatto appello al MUCEM ovvero l’ex MNATP, ossia, per chi non è pratico di questo linguaggio tipo Morse: il Museo Nazionale delle Civiltà dell'Europa e della Mediterraneo (che ha sede a Marsiglia) ed l’altro era il prestigioso Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari che aveva sede a Parigi.

Se nella prima parte della mostra si propongono oggetti emblematici dei migrati, nella seconda parte troviamo una serie di marionette che servono per illustrare come i francesi vedevano i nuovi arrivati. Le figure stereotipate dello zingaro, dell’usuraio ebreo, del portatore di carbone, sono evocate da alcune marionette tra le quali si trova (guarda il caso!) una donna araba velata (almeno possiamo stare tranquilli, i tabù e pregiudizi sono sempre uguali a loro stessi!). Un secondo gruppo di marionette illustrano i tre rami dell’umanità dell’Vecchio Testamento: Cham (la discendenza negra) evocata con la marionetta Nelusko, Sem (il ramo orientale) ovvero una marionetta che rappresenta un soldato cinese e Japhet (il tipo bianco) una marionetta di un europeo con i capelli biondi. Queste eccezionali marionette testimoniano dell’attività dei marionettisti nel 19° e nel 20° secolo, provengono dai teatri popolari del teatro Dulaar-Roussel di Blois (dipartimento dello Cher) o del teatro “de Budt” di Lilla (dipartimento del Nord) o da marionettisti amatori (pezzi della collezione Graziani). Quello che è importante è che i marionettisti sapevano trarre ispirazione de ciò che vedevano e l’emigrazione e i suoi problemi non potevano non entrare nei loro teatrini.

A leggere i canovacci degli spettacoli (purtroppo non esposti) ed a vedere queste meraviglie sembra che nell’aria c’è una certa eco, forse qualcuno dovrebbe avere memoria…

La Francia fa dunque il percorso esattamente inverso a quello che certa gente vuole farci fare: non negare ma mettere in valore i contributi di ognuno alla costruzione della società democratica sognata. Questo luogo è da iscrivere tra quelli da vedere quando si va visitare la “Ville Lumière”. La mostra permanente è aperta fino al 2010, fa luce su molti falsi pregiudizi…

 

(L’articolo è parzialmente ripreso dall’articolo di Sabrina Paumier del 30/10/08)

http://www.histoire-immigration.fr/

http://www.musee-europemediterranee.org/




26 giugno 2009

IL FESTIVAL MONDIALE DELLE MARIONETTE E' IN ARRIVO

CHARLEVILLE : L’EVENTO!

 

Per qui ama i burattini e il mondo del teatro di figura, l’evento dell’anno è sicuramente la prossima edizione del Festival Mondiale dei Teatri delle Marionette che avrà luogo dal 18 al 27 settembre prossimo.

Il programma definitivo è ora disponibile e come sempre molto ricco. Chi è interessato può andare sul sito ufficiale del Festival: www.festival-marionnette.com. Il sito è molto completo ma è solo in francese ed inglese.

Quest’anno l’Italia è molto bene rappresentata con in particolare una folta delegazione che proviene dal Piemonte.

Anche questa anno avrà luogo nel primo week end il convegno internazionale dedicato agli usi della marionetta in terapia.

L’Unima che è di casa a Charleville ha preparato diversi eventi collaterali al festival. Il primo è la celebrazione degli 80 anni della nostra associazione nata nel 1929. Durante la settimana sarà ufficialmente presenta l’Enciclopedia della Marionetta (se ne parlava da più di 20 anni).

Una grande mostra sugli albori della nostra associazione sarà presentata nella biblioteca municipale. Un omaggio sarà reso a Jacques Félix sulla piazza che porta ora il suo nome. Jacques Félix è stato un grande dell’Unima e ha ricoperto per 20 anni il ruolo di Segretario Generale. Jacques Félix è anche il fondatore del Festival di Charleville.




21 aprile 2009

IL "PASSO UNO" VA AVANTI

IL PASSO UNO AL PASSO DEL TEMPO

 

Chiamatelo come volete: all’italiana “Passo 1”, alla francese “image par image” o all’inglese “stop-motion”, il cartone animato ha molte varietà d'animazione, quella con i pupazzi animati ha ritrovato una sua forza ed energia, nonché una popolarità quasi non sperata.

 

Il periodo d'oro di questa tecnica è stato molto lungo. Dopo la prima fase sperimentate sappartiene addiritura al precinema e agli albori della settima arte.

I registi francesi Georges Méliès, Emile Cohl e gli americani Willis O’Brien e Ray Harryhausen furono tra i grandi padri di questa tecnica che fu in seguito utilizzata in particolare nei film di fantascienza. I

l grande burattinaio cecoslovacco Jiri Trnka creo una serie di film particolarmente poetici e profondi.

Si può dire che fece scuola e in diversi paesi (tra qui quelli dell’orbita Sovietica) e cosi videro la luce corsi nazionali da dove uscirono esperti talentuosi.

In America tra il 1930-1940 ebbero un buon successo i “Puppettoons”.

Con la stessa tecnica in Germania si distinse Oskar Fischinger.

 

Col tempo la tecnica si diverse in due parti: quella del cinema fantastico e quella per le serie destinate alle rete televisive ed all’infanzia. Gli Studio’s americani attraverso il cinema fantastico hanno sviluppato un modo hooliwoodiano di trattare il “stop-motion” che ha in George Lukas l’esponente più famoso.

 

Nel clima della cosi detta guerra fredda, ovvero negli anni 60-70, la Disney (ma non solo lei) e gli studi di produzione cinematografica della Repubblica Cinese hanno prodotto diversi corti metraggi con la tecnica del passo 1, essi hanno un carattere politico.

A partire del 1970 incommincia il declino anche se in certi paesi come in Francia, Russia (Unione Sovietica) e Polonia alcune produzioni sono di qualità, ma solo di nicchia. 

Sulle televisioni di lingua francese negli anni 1970 - 1980 Serge Danot lancia con un enorme successo le avventure dell’orsetto “Colargol” e quelle della “Giostra incantata”con il famoso cane Polux.

 

Nel Regno Unito nel 1981, la BBC lancia con un enorme successo che dura ancora “Postman Pat” (Pat il Postino) di John Cunliffe animato da Ivor Wood. Insieme questi due artisti lavorano anche su: “The Magic Roundabout”, “Paddington Bear” (L’orso Paddington) e su “The Herbs”.

Nel 2004 fu prodotto una nuova serie del Postino che non perde di vista quello che lo aveva reso popolare, ed allo stesso tempo fu introdotto vari nuovi elementi e personaggi.


Nel 1999 appare “Bob the builder” (Bob aggiustatutto) di Keith Chapman, il qui successo segue ed accompagna quello di altre serie come: “Fireman Sams”, “Rex the Runt”, “Shaun the Sheep”, “Gumby”, “Pingu”, "Chichen Run" e “Oui-Oui” creato dalla grande Enid Blyton.Tutte queste serie sono destinate ad un pubblico giovane vedere giovanissimo.

Negli anni Settanta l’unico italiano che si distinse è Francesco Misseri con Mio e Mao". C'è da chiedersi perché in Italia dove la creativita e la fantasia non manca e ne la tradizione burattinesca, non ci sia  lo stessso fermento e le stesse possibilità produttive?

 

Al cinema l’attenzione su questa tecnica torno quando Nick Park et Steve Box creano i famosi personaggi “Wallace e Gromit”, ma più ancora quando Tim Burton produsse “Corpse Bride” e “The Nightmare Before Christmas”.

Quello che distingue questa produzione da quella per bambini è sicuramente il fatto è che nella prima appare molto nettamente l’umorismo e temi non sempre facili da proporre ai bambini. Un'altra differenza è nei materiali utilizzati, ossia da una parte abbiamo il pongo o plastilina e dall’altra pupazzi in materiali compositi.

Il percorso intellettuale sembra diverso ma non lo è più di tanto. La cura nei dettagli e la ricerca di apparente semplicità, per non dire ovvietà sono una costante. La gamma dei colori e dei trucchi impiegati nelle serie per bambini è certamente minore ma non danneggia un prodotto che raggiunge milioni di spettatori e telespettatori. 


LES ENFANTS DE MELIES ET TRNKA VONT BIEN!


Vous pouvez l’appeler comme vous voulez: à l’italienne “Passo 1” ou à l’anglaise “stop-motion” o simplement,“image par image”, le dessin animé a de très nombreuses possibilité d’animation. Celle qui est réalisée par l’utilisation de poupées mobiles a retrouvé une force et une énergie, ainsi qu’une popularité presque inespérée.

Les réalisateurs français Georges Méliès, Emile Cohl et les américains Willis O’Brien et Ray Harryhausen ont été parmi ceux qui donnèrent ses lettres de noblesse à cette technique qui fut par la suite utilisée dans les films de science fiction.

Du coté de l’est il y eu le grand artiste tchèque Jiri Trnka qui réalisa une série de film particulièrement poétiques. Sa façon de faire a fait école et dans divers pays, alors dans l’orbite soviétique, ont vu le jour. Un peu avant en Amérique, vers 1930-1940 les “Puppettoons” on eu un bon succès. En Allemagne se distingua Oskar Fischinger.

 

Avec le temps la technique fut divisée en deux parties: la première fut celle du cinéma fantastique et la seconde celle des séries destinées aux télévisions et à l’enfance. Les Studios américains ont développés une façon très hoolywoodienne de traiter le “stop-motion” qui a en George Lukas son plus fameux utilisateur-réalisateur.

 

A partir de 1970 commence le déclin, même si dans certains pays comme la France, la Russia (Union Soviétique) et la Pologne cetaines production son de très hautes qualité. 

Entre 1970 - 1980  sur les télévisions de langue française Serge Danot lance avec un énorme succès les aventures  de l’ours “Colargol” et celles du “Manège Enchanté”.

 

En 1981 au Royaume Unit, la BBC lance la série “Postman Pat” (Pat le Postier) de John Cunliffe animée par Ivor Wood. Ensemble ces deux artistes produiront aussi: “The Magic Roundabout”, “Paddington Bear” (L’ours Paddington) et “The Herbs”. En 2004 une nouvelle série de Pat fut réalisée. Tout en introduisant divers nouveautés, cette série eu le même succès que la précédente.

 

La multiplication des chaînes privées de télévision et des chaînes thématiques a permit que les films réalisés avec le système « image par image » retrouve un public. En 1999 “Bob the builder” (Bob le constructeur) de Keith Chapman, a un tel succès que d’autres séries sont mises en chantier : “Fireman Sams”, “Rex the Runt”, “Shaun the Sheep”, “Gumby”, “Pingu”, "Chichen Run" et “Oui-Oui” créé par la grande Enid Blyton. Toutes ces série sont destinées à un public très jeune.

 

Le cinéma fit de nouveau attention aux marionnettes d’animation quand Nick Park et Steve Box créèrent les désormais fameux personnages “Wallace et Gromit”, mais plus encore quand Tim Burton produisit “Corpse Bride” et “The Nightmare Before Christmas”.

 

Ce qui distingue cette production de celle des enfants c’est le fait que l’humorisme y est très présent et qu’il sert des thèmes qui ne sont pas faciles à proposer aux petits. Une autre différence est constituée par les matériaux utilisés, c’est à dire la pâte à modeler et les poupées en matériaux composés. La pâte à modeler semble plus indiquée pour les grands. Le parcours intellectuel semble différent mais il ne l’est pas tant que ça. L’attention qui est donne aux détails et l’apparente simplicité sont une constante des nouvelles productions. La gamme des couleurs et des trucs employés dans les séries pour enfants est certainement plus petite que celle qu’il l’est dans les films pour adultes, mais elle ne gène pas les millions de spectateurs et de téléspectateurs.

Pour en savoir plus : http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_motion
Publications sur le sujets :

« Le cinéma d'animation » de Sébastien Denis. 2007. Editeur : Armand Colin. Collection : Armand Colin Cinéma

« Le cinéma d'animation - Dessin animé, marionnettes, images de synthèses » de Bernard Génin

2003. Editeur : Cahiers du cinéma. Collection : Les petits Cahiers.

« Le Cinéma d'animation » de Gabriele Lucci (traduction de) Claire Mulkai. 2006. Editeur: Hazan. Collection: Guide des arts.




19 febbraio 2009

TEMPO DI CARNEVALE: ALLA SCOPERTA DI STRANE MARIONETTE MARTINICHESE

I BWABWA DELLA MARITINICA

 

Siamo nel periodo del carnevale, allora sembra il caso di parlare di una tradizione ancora viva che ci viene dall’altra parte del mondo: i Bwabwa della Maritinica.

Il Bwabwa sono una forma di pupazzo molto simile agli spaventapasseri ed in uso nelle isole delle Antille, in particolare la Martinica e la Guadalupa. Le bwabwa sono da classificare come marionette creole.

Il Bwabwa (pronunziare buabua o meglio alla francese Boiboi) è una tradizione che risale a tantissimo tempo fa. Di sicuro se ne ritrovano tracce fin dalla metà del 18° secolo.

Non si sa esattamente l’autentica origine dei bwabwa, che sono sicuramente un misto di diverse tradizioni provenienti sia della cultura negra che quella bianca.

I bwabwa hanno sono presenti in due momenti importanti della vita civile di queste isole, il primo è quando politici ovvero quando sono realizzati dopo le elezioni dai sostenitori dei vincitori e sono all’effige di chi ha perso le elezioni. Il bwabwa viene realizzato da una o più persona in molto che nessuno sappia chi l’ha realizzato. È abbastanza leggero per passare di mano in mano durante una sfilata e questo momento viene chiamato “La retraite aux flambeaux” (la sfilata con le fiaccole). Durante queste fiaccole la gente interpreta delle canzoni e dei ritornelli di derisione del perdente.

Dalla vergogna provata certi perdenti cosi presentemente caricaturati hanno preferito lasciare il paese. Una delle specificità dei bwabwa è che le persone prese di mire devono essere facilmente riconoscibile. Di recente un bwabwa è stata realizzato con l’effige del presidente della répubblica francese Nicola Sarkozi.

Tra i modi di dire locali c’è naturalmente quello di insultare o definire una persona come un “Bwabwa”.

 

Il secondo momento ma principale è quello uscite dei bwabwa è durante il carnevale. Là ancora la realizzazione è totalmente segreta e non si mai da dove vera il principale Bwabwa prende il nome di Vaval. Quasi tutti i comuni delle Antille hanno ogni anno un suo Vaval, diversi di città in città, ma che rispettano sempre le stesse regole.

Il Vaval appare la domenica grassa e circola durante tutte le sfilate, fino al mercoledì delle cenere.

In questi ultimi anni a Fort-de-France il Vaval ha spesso avuto come tema un soggetto sociale o politico del momento, come per esempio nel 2007 ha preso di mira l’uomo aggressore di donne.

La gente anima i bwabwa come vogliono, ma spesso formano un gruppo che spontaneamente si organizza in molto essere molto visibile e fare che tanta gente si diverta alle spalle delle persone prese di mira.

Ogni anno alla fine del carnevale ha luogo una cerimonia chiamata “Il funerale delle Bwabwa”. Dopo avere pronunciato con una finta solennità che traversa la città di Saint-Pierre, il Bwabwa è seppellito o gettato al mare.

 

Durante il periodo dello schiavismo il carnevale e i bwabwa sono stati proibiti come era proibito di suonare i tamburi.

Non è a caso che il Bwabwa e il Vaval sono parte del carnevale, essi hanno presso le popolazioni caraibiche. Essi sono assimilabili e comparabili ai vari riti e funzioni del carnevale di esorcizzare la morte. Come se il mascheramento fosse un passaggio, una trasformazione ed un superamento del se. Il Vaval è simboleggia e incarna tutti i problemi, disagi e lutti dell’anno passato. La fine del Vaval e dei bwabwa è il volere dimenticare il passato e annunciare che si è pronto ad un futuro migliore.

 


Si ringrazia Jeannine Lafontaine della Martinica per avere fornito parte delle informazioni di questo articolo.


Siti interessanti:

http://www.carnaval-martinique.info/2007JOURSGRASdimancheVAVALbwabwa.html

http://www.fortdefrance.fr/default.asp?cont=6&param=2583&ft=0&phh4=-1

http://www.cedim.com/musee/present.htm

http://www.karaibes.com/carnaval.htm

http://svr1.cg971.fr/lameca/dossiers/carnaval_fortune/index.htm

http://www.assemblee-martinique.com/nuke/html/modules.php?name=News&file=article&sid=254

http://www.assemblee-martinique.com/joomla/news-225/premier_festival_de_bwabwa_et_marionnettes_creoles.html

 

Musei e collezioni:

Musée du carnaval et des traditions de Fort-de-France. 

http://www.cedim.com/musee/index.html

 

Bibliografia:

Le carnaval aux Antilles – Marie-Thérèse Julien-Long-Fou – Edition Désormeaux

Le Carnaval des travestis - Patrick BRUNETEAUX et Véronique ROCHAIS.édition Lafontaine.

"CARNAVAL : LE MOUVEMENT PERPÉTUEL" de Eric Nabajoth Cet article est paru en 1991 dans "Vie & mort de Vaval", édité par l'association Chico-Rey à Pointe-à-Pitre (Guadeloupe) .

"CAN'NAVAL ! MI MASS'ES - L'ASSASSIN ET LE MALHEUREUX" par Roger Fortuné, article est paru dans La Revue Guadeloupéenne n°5, Avril 1945.

Contatti :

Office de Tourisme de Fort de France

Tél. 0596 602 773 – Fax. 0596 602 795 Mobile 0696 330 464

Sabine Bauchaint, Directrice -. direction@tourismefdf.com

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