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  Marionnettes [ Il Blog di Albert Bagno, dei suoi burattini e delle sue ricerche ]
         

"Marionnettes" per il notiziario andare a www.nautilaus/marionnettes.com Si vous voulez lire "Marionnettes" allez à l'adresse indiquée. o - o - o A partir du 1.11.2010 ce blog présente seulement les activités d'ALBERT BAGNO - MEMBRE UNIMA


15 ottobre 2009

Quando i giornalista parlano del Teatro di figura

MAMMA! LA RAI!

Quando i giornalisti parlano del Teatro di figura

Il 13 ottobre 2009, presto di mattina, la Rai 1 ha mandato in onda un servizio della serie "Personaggi" o "Personaggio" e che aveva per tema le marionette. Il meno che si possa dire è che era un programma nullo! Vuoto e privo di ogni interesse! Era come si dice in termine giornalistico: un servizio di colore (da intendere un articolo che va sempre bene e che è senza importanza), era in realtà era totalmente incolore!

Nullo perché: 1) Non parla di un personaggio ma di diverse persone che non si conoscono e che non hanno niente in comune. Fa un inutile amalgamo, senza spiegare di cosa parla realmente.

2) Inizia dicendo che è un arte che muore e ci fa vedere solo dei giovani anche bravi e moderni come Enzo Mancuso (che è realmente bravo e è tradizionale solo nella forma, perché nel fondo ha saputo apportare molte piacevole novità).

3) Non presenta bene il valore dell'impegno degli intervistati. La e le ragazze del teatro Gianduia di Torino avevano qualche cosa da dire, ma perché l’intervistatore non le ha lasciate parlare? Dal canto suo, con tutto quello che ha da dire Mancuso di Palermo si merita un programma tutto suo!


E' ora che reagiamo! Il nostro mestiere è modernissimo ed è in piena espansione!

Molte compagnie hanno più di 30 anni d’attività ad alto livello! Molti giovani e giovane scelgono questo mestiere e non sono più solo nei teatri, ma anche nelle scuole, negli ospedali, nei carceri, ecc.!

Oggi chi fa questo mestiere seriamente è quasi sempre un professionista altamente qualificato che svolge un azione sociale e civica importante per e nel nostro paese! Là dove agisce il burattinaio non c’è lo spacciatore, non c’è il disturbatore, non c’è una serie di figure losche! Là dove c'è il burattinaio c’è cultura, c’è impresa! E se crescono le compagnie, vuole dire che il paese ha bisogno di noi!

Le esigenze delle collettività presenti sul nostro suolo nazionale sono molte e c’è pur spazio per nuove imprese d’arte teatrale. Certo, mancano scuole di formazioni professionale (le due o tre presenti sul territorio nazionale non bastano). Certo che ci sono tanti problemi, ma il nostro mestiere fa parte di un settore di punta.

 

Sarebbe ora che i giornalista Rai o non Rai accettassero che non siamo dei trasportatori di cadaveri del tempo che fu, ma parte viva ed attiva della società civile! Sarebbe ora che gli cosi detti “Informatori” la smettessero con i colori e presentassero il nostro settore, non solo come arte ma come parte del motore economico e culturale della macchina Italia!

Le cifre parlano chiare, in tutta Italia il numero delle compagnie è in piena crescita; che malgrado le enorme difficoltà a vivere ed a rapportarsi alla politica e i nostri politici, sempre più compagnie sono centri di cultura e sono impiantati stabilmente nella loro provincia, nella loro regione. Le produzione italiane vengono regolarmente scelte per partecipare ad eventi culturali di alto livello in tutto il mondo!




8 settembre 2009

OMAGGIO A BENIGNO ZACCAGNINI A 20 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

UNO STRANNO BURATTINAIO

BENIGNO ZACCAGNINI

 

Il 5 novembre prossimo saranno 20 anni che se ne andato un gentiluomo: l’Onorevole Benigno Zaccagnini (1912-1989) Nato a Faenza e scomparso a Ravenna dove viveva con la sua famiglia. Tutti lo ricordano come uomo politico integerrimo della Democrazia Cristiana. Cattolico e partigiano che difese la libertà e la democrazia di questo paese. Non tutti ricordano che fu sopratutto un medico pediatra e anche un burattinaio amatore. Con la sua “compagnia dei Tre Dottori”, nata dopo la Liberazione, diverti non poco piccoli e malati.

 

La sua passione per i burattini fu tale che non tutti sano che la notte del 22 marzo 1976 quando fu eletto alla segreteria della DC, lui non c’era già più. Aveva saputo della morte del suo grande amico Giordano Mazzavillani famoso burattinaio ravennato e corse per renderli l’ultimo omaggio.


Dal 1947, insieme a Mazzavillani, Zaccagnini “calcò le scene”, o meglio prestò dita e voce alla sua maschera preferita, Fagiolino. Le rappresentazioni erano artisticamente curate, preparate con autentico impegno culturale, frutto dell’appassionata e colta battaglia di Mazzavillani per la difesa e la conservazione della tradizione dei burattini contro l’apatia e la noia degli uomini d’oggi, come diceva lui, «sazi di tutto e nutriti di niente». Gli spettatori erano di solito le comunità delle parrocchie, gli ammalati degli ospedali, i giovani dell’Azione cattolica e dei boy scouts, gli anziani dei circoli popolari. Era un’attività svolta senza soluzione di continuità, anche durante i mandati politici e parlamentari più impegnativi, che coniugava insieme servizio sociale e offerta culturale, un autentico impegno spirituale assolto dietro la bonomia e l’ilarità delle maschere. Se qualche spettatore fosse venuto da Roma, non avrebbe mai potuto immaginare che uno di quei burattini avesse la voce del ministro del Lavoro o dei Lavori Pubblici, del presidente dei deputati democristiani o, alla fine, del segretario della Dc. Ma se lo avesse saputo, avrebbe potuto rintracciare un filo che collegava il popolarismo del teatro dell’arte di Mazzavillani e le battaglie del solidarismo cristiano di Zaccagnini. 

 

Il suo figlio Stefano fu burattinaio e l’animatore della compagnia: “Le finissime teste di legno”.

 

Noi qui lo ricordiamo semplicemente come artista e gentiluomo…

 

Parte dell’articolo è ripreso dal volume «Benigno Zaccagnini. Un riformista con l'animo del rivoluzionario», di Corrado Belci, edito da Itl-Centro Ambrosiano, il capitolo della sua elezione a Segretario politico della Democrazia Cristiana.

Dal sito web: http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=315421




11 agosto 2009

IL VALORE DELL'EMIGRAZIONE VISTO ATTRAVERSO LE MARIONETTE

                                                         PERCORSI INVERSI

   L’EMIGRATO VISTO DAGLI UNI E DAGLI ALTRI

               (visto anche attraverso le marionette)

 

Mentre da questa parte dei monti, popolazioni intere senza memoria accusano gli emigrati di tutti mali della terra, favorendo a piene mani leggi, che in fine qualcuno dovrà bene chiamare con il loro nome, “Razziali”, in Francia e più precisamente a Parigi dall’ottobre 2007 è aperto alla Porte Dorée (ad est della città) un vasto luogo denominato “Cité” interamente dedicato agli migranti.

La “Cité Nationale de l’Histoire de l’Immigration”, ovvero con un acronimo che i francesi adorano la CNHI, un istituzione culturale, pedagogica e cittadina destinata a riconoscere e mettere in valore il posto degli immigrati nella costruzione della Francia. La Cité è un luogo di storia che permette di vedere, leggere e condividere oltre due secoli di storia dell’immigrazione in Francia. Riportare qui per interno l’enunciato delle intenzioni di questo luogo è un modo per farsi che nessuno possa ancora negare quanto l’emigrato è fondamentale ed un apporto per il paese che lo riceve. Ossia l’esatto contrario di quanto ci viene detto.

 

La Cité è : un museo nazionale dove c’è una mostra permanente che ripercorre due secoli di storia  dell’immigrazione in Francia ed una serie di spazi dove possono essere ospitate diverse mostre temporanee; nonché una programmazione artistica e culturale che propone dei spettacoli, dei concerti, dei film, delle conferenze e dei dibattiti...  Inoltre ci sono due spazi importanti come l’immancabile “médiathèque” e dei laboratori aperti a tutti.


Per la realizzazione della sua mostra permanente il CNHI ha fatto appello al MUCEM ovvero l’ex MNATP, ossia, per chi non è pratico di questo linguaggio tipo Morse: il Museo Nazionale delle Civiltà dell'Europa e della Mediterraneo (che ha sede a Marsiglia) ed l’altro era il prestigioso Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari che aveva sede a Parigi.

Se nella prima parte della mostra si propongono oggetti emblematici dei migrati, nella seconda parte troviamo una serie di marionette che servono per illustrare come i francesi vedevano i nuovi arrivati. Le figure stereotipate dello zingaro, dell’usuraio ebreo, del portatore di carbone, sono evocate da alcune marionette tra le quali si trova (guarda il caso!) una donna araba velata (almeno possiamo stare tranquilli, i tabù e pregiudizi sono sempre uguali a loro stessi!). Un secondo gruppo di marionette illustrano i tre rami dell’umanità dell’Vecchio Testamento: Cham (la discendenza negra) evocata con la marionetta Nelusko, Sem (il ramo orientale) ovvero una marionetta che rappresenta un soldato cinese e Japhet (il tipo bianco) una marionetta di un europeo con i capelli biondi. Queste eccezionali marionette testimoniano dell’attività dei marionettisti nel 19° e nel 20° secolo, provengono dai teatri popolari del teatro Dulaar-Roussel di Blois (dipartimento dello Cher) o del teatro “de Budt” di Lilla (dipartimento del Nord) o da marionettisti amatori (pezzi della collezione Graziani). Quello che è importante è che i marionettisti sapevano trarre ispirazione de ciò che vedevano e l’emigrazione e i suoi problemi non potevano non entrare nei loro teatrini.

A leggere i canovacci degli spettacoli (purtroppo non esposti) ed a vedere queste meraviglie sembra che nell’aria c’è una certa eco, forse qualcuno dovrebbe avere memoria…

La Francia fa dunque il percorso esattamente inverso a quello che certa gente vuole farci fare: non negare ma mettere in valore i contributi di ognuno alla costruzione della società democratica sognata. Questo luogo è da iscrivere tra quelli da vedere quando si va visitare la “Ville Lumière”. La mostra permanente è aperta fino al 2010, fa luce su molti falsi pregiudizi…

 

(L’articolo è parzialmente ripreso dall’articolo di Sabrina Paumier del 30/10/08)

http://www.histoire-immigration.fr/

http://www.musee-europemediterranee.org/




3 aprile 2009

LES PETITES MARIONNETTES DE MEGAN BRAIN

MEGAN BRAIN LA MARIONNETTISTE DE PAPIER


Il est plus que probable que le nom de Megan Brain ne vous dise vraiment rien, mais si on vous dit « Madagascar 2 », oui ! Le film de la Deamworks. Ce n’est pas encore clair ?. Madame Brain en est la directrice artistique et pour ce film a été nominé aux Oscar 2009. Madame Brain de Los Angeles    est une artiste du papier découpé ce que les anglais appellent le « paper cup ». Cette dame a réalisé en papier et en marionnettes en papier tous les personnages du film avant qu’ils passent dans les ordinateurs et autres instruments technologiques.

Megan Brain a réalisé de nombreuses couvertures de revues, des cours métrages et des œuvres singulières. Certains de ses travaux on un air rétro genre années 1950-1960, d’autres comme les animaux sont de vrais dentelles de papier.  

Il faut aller voir son site pour se rendre compte de la beauté et de la difficulté de réaliser des œuvres de très grandes qualités.

Si en Europe l’art du papier découpé est très sous évalué, pour ne pas dire méconnu, aux USA les artistes qui pratique cet art sont pris très aux sérieux. Ils produisent une quantités incroyables d’œuvres de très hautes qualités aussi bien d’une façon traditionnelle que contemporaine et expérimentale. Assez peu d’artistes font des marionnettes en papier, c’est bien pour cela que l’œuvre de Megan Brain mérite d’être connu.


Pour plus d’informations: http://www.meganbrain.com/

Pour mieux connaître l’art du papier découpé et faire de belles découvertes faites un tour sur :

http://en.wikipedia.org/wiki/Papercutting

http://www.papercutters.org


LA BURATTINAIA DI CARTA

É molto probabile che il nome di Megan Brain non vi dica niente, ma sicuramente senza saperlo conoscete il suo lavoro. Se siete andati a vedere il film della Dreamworks “Madagascar 2” allora avete avuto davanti al naso le sue opere. Ebbene si Megan Brain è la direttrice artistica del film e per lui ha realizzato in carta ritagliata tutte le scene e i pupazzi che dopo sono passati nei vari macchinari che ne hanno permesso la realizzazione elettronica dell’opera. Proprio per questo  suo meraviglioso lavoro è stata nominata agli Oscar del 2009.


Megan Brain è una delle rare marionettista di carta e realizza veri e propri merletti di carta. Tanto per capirsi, per chi conosce il piccolo mondo del teatro di figura italiano lei è l'alter ego di Natale Panaro.

Molte delle sue opere hanno il fascino desueto degli anni 50-60. Ecco un artista da scoprire, come sono da scoprire gli artisti della carta.

Di artisti della carta ne esistono in tutto il mondo, ma quelli americani sono spesso di particolare interesse.




24 gennaio 2009

LO SCULTORE GEORGE DAVID FA RIVIVERE LE MASCHERE-MARIONETTE

LE MASCHERE-MARIONETTE 

DEGLI INDIANI DEL NORD OVEST

 

Foto del "Center for Puppetry Arts Museum" Altanta. Usa.


I nuovi americani li chiamano i Nativi, ma essi sono semplicemente i popoli che erano li prima delle varie invasioni bianche ed europee. Genericamente chiamati “Indiani” erano in realtà centinaia di gruppi etnici che avevano a volte un numero elevato di componenti, nonché culture originali ancora tutta da scoprire. Diversi gruppi autoctoni utilizzavano burattini, marionette o forme animate. Abbastanza note sono le marionette serpenti degli Hopi cosi ben descritti da Paul McPharlin nel 1948. Finora poco o niente era stato fatto per rivalutare le strane marionette dei gruppi chiamati “popoli del Nord Ovest”, che siano del attuale Canada o degli attuali USA.

Tanto per intendersi di chi e di che cosa parliamo, avete presente quei meravigliosi Totem con quelle straordinarie facce da aquile e quei colori inconfondibili? 


Attualmente il prestigioso “Center for Puppetry Arts Museum” di Atlanta in Georgia Americana è impegnato a promuovere l’azione creativa ed il lavoro di ricerca di “George David”, un discendente del popolo Nuu-chah-Nulth della Costa Nord West degli USA.


George David è un maestro nella arte della scultura tradizionale e crea o ricrea maschere-marionette ed altre forme di marionette tradizionali.

Il compianto burattinaio nord americano Bill Baird aveva pubblicato nel suo famosissimo libro “Le marionette” (in Italia pubblicato da Mondatori nel 1966) alcune informazioni e un dipinto che presentava gli “uomini medicine” con queste maschere-marionette in faccia.


George David ricrea queste maschere-marionette che sono degli spazi e forme di un teatro-non-teatro che avevano una grande importanza nei riti di molti popoli. Le maschere-marionette sono anche chiamate maschere a trasformazioni, ma sono da inserire tra le marionette visto che hanno dei fili che servono per aprire e chiudere gli “sportelli” o prima maschera che nasconde una seconda maschera. Il filo non è sono un mezzo meccanico, è bensì lo strumento che permette, secondo la forza e la modalità che è tirato, un azione espressiva drammatica.


Grazie all’azione di Nancy Lohman Staub la fondatrice del Center for Puppetry Arts Museum” ci è dato la possibilità di conoscere importanti tradizioni che sarebbe riduttivo accantonare tra le arti tribali. Ora quello che ci manca, è di vedere come venivano utilizzati ed animati, visto che non sembra che esistono compagnie locali che svolgono questa preziosa azione.  

 

Per informazioni: http://puppet.org/museum/collection.shtml




1 dicembre 2008

LE OMBRE DELLA MEMORIA

Christian Boltanski fait vivre les ombres



On a parfois la tentation d’oublier que la marionnette n’intéresse pas que les marionnettistes. Les poètes, les philosophes, les intellectuels de tout poil réfléchissent sur et autour de la marionnette. Souvent ce sont eux qui nous permettent de comprendre la vraie valeur de cet art de cet instrument qui exprime souvent le profond de l’être.

Voici qu’entre dans cette catégorie le français Christian Boltanski qui n’a jamais été un marionnettiste, enfin pas un marionnettiste comme on a l’habitude d’entendre ce terme. Christian Boltanski est un artiste plasticien que l’on présente généralement comme un sculpteur ou comme un artiste qui réalise des installations, ce n’est pas faut, mais en réalité il est un sculpteur d’image.

Depuis longtemps Christian Boltanski a une passion pour les ombres qu’il transforme en théâtre d’ombre, mais rien à voir avec ce que l’on connaît ou fait habituellement. L’artiste parisien joue avec le plein et le vide de l’image et de sa projection. Ses installations dont bien connues des musées et collections du monde de l’art.

 

Christian Boltanski a utilisé pendant des années toutes sortes de matériaux de récupération et à partir des années quatre-vingt il commence une création où le théâtre de marionnette est une source d’inspiration. Ses marionnettes sont en fils de fer, carton, liège, et autres matériaux . Ses installations sont cinétiques et la lumière devient y l’un des éléments fondamentales.  

C’est à la Biennale de Paris de 1984 que Christian Boltanski présente sa première installation qui porte le nom de Ombres. Très vite on va s’apercevoir que l’artiste nous propose une réflexion sur la vérité et le mensonge, la réalité et l’illusion. 

Christian Boltanski ne triche pas, de son œuvre on voit tout, mais en étant sur ?  Et si l’ombre était la dernière trace immortelle de l’être. Ses installations ne sont pas un jeu d’enfant, comme ne l’a jamais été le théâtre de marionnettes et d’ombres. Boltanski nous met en face de nous on voudrait éliminer, mais on ne peut pas l’ombre reste.

Le fait que Boltanski soit juif n’est pas peut-être pas sans influence sur ce travail d’art jeu et mémoire. Oui, car les marionnettes de l’artiste né en 1944 son la mémoire, ont peut même dire quelles obligent à avoir de la mémoire. Quand on cherche à rendre l’être un automate, sans capacité d’autonomie (l’air projeté pour animer ses silhouettes) l’ombre sort du brouillard de la mémoire (ce n’est pas l’ombre qui bouge c’est le public, qui de fait doit réfléchir agir ne pas être impassible). Boltanski devient l’alter ego des chamanes africains qui depuis des lustres savent que c’est l’homme qui doit ce déplacer pour voir, savoir être vivant. Les installations de Boltanski sont un jeu de vie et pas de mort. Elles sont une réflexion sur la mémoire et l’émotion, même si ce n’est jamais dit clairement.

Pour ceux qui sont intéressés et qui auraient envie de mieux connaître l’œuvre et le travail de mémoire de Christian Boltanski, il leur convient de faire attention aux calendriers des expositions et des musées (tout simplement du monde entier) car il y a sûrement une installation de ses installation à voir pas loin.

Pour en savoir plus : www.christianboltanski.net




21 giugno 2007

QUANDO SCRIVERE SUI MURI DIVENTA ARTE

"SCRIVERE SUI MURI"

Parte 1°:

Volete ridere? Da una parte c’è un grande comune, che fa la caccia a quelli che chiama degradatori di città ovvero i writer e altri disegnatori di muri; e contemporaneamente, l’assessore alla cultura dello stesso comune, che dedica una mostra ai writer. Vai a capirli questi politici?

Volete piangere, il piccolo Cristian F.S. di tredici anni è morto il 6 maggio, travolto da un treno delle Ferrovie Nord, mentre disegnava su un muro. Naturalmente non è la colpa di nessuno! E ancora meno da parte dei politici che non lasciano esprimere la propria gioventù!
Allora c’è da chiedersi cosa avrebbe detto il Signore Vice (per fortuna solo vice) fosse vissuto all’età delle caverne, al tipo che ha dipinto da grotta di Lasco? E ci avrebbe privato di un patrimonio fondamentale per la conoscenza dell’uomo?

Par farci del male, ricordiamo che lo stesso Vice, ha detto alla televisione regionale una cosa simile a: “È colpa del ragazzino se è morto”.

Parte 2°

Oggi giorno, molte opere dei writer che troviamo per strada sono veri e propri capolavori, e meritano di essere viste. A quando una vera politica per i writer? In più bisognerebbe ricordare ai moralisti che, là dove c’è un opera i writer o tag non dipingono sopra (regola del settore). Morale della favola fatte decorare la vostra casa. La vostra città!

Per fortuna, ci sono comuni e dunque politici che hanno capito quanto può essere bello avere muri decorati da artisti che hanno l’arte alla punta delle loro dita.

Se non ci credete andate a fare un giro sul sito dell’associazione nazionale delle città con muri d’autori, visitabile all’indirizzo http://www.muridautore.it.


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21 giugno 2007

SALVATORE CARAMAGNO “IL PUPARO DEI COLORI SICILIANI”

Fin da piccolo Salvatore Caramagno ama disegnare. Lo immagino in fondo della classe quando era piccolo scarabocchiando su un pezzo di quaderno. Poi l’appetito venendo mangiando, disegnare velocemente sulla lavagna. Oggi è felice e fortunato lo chiamano per disegnare sulla città.

Il piccolo Salvatore Caramagno non va mai molto lontano dalla sua natia Catania, eppure è sempre altrove.

Lui ama la sua terra e per fortuna, per noi, non ha nessuna vergogna a farlo sapere. Il suo modo di farlo sapere è dipingendo i muri di mezza Sicilia. Fra i suoi tempi preferiti ci sono i pupi e i pupari. Ecco come anima i colori pensando alla sua terra, alla sua cultura.

Oltre ad avere un curriculum bello ricco ama rappresentare i pupi e i pupari, ma non solo su tela o quadri ma anche sui muri come a Linguaglossa (CT) nel 1993 e a Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Non chiamatelo pittore locale, perchè esprime tutta la cultura della sua bella e ricca isola.

www.salvocaramagno.it/contattaci.html




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21 maggio 2007

PULCINELLA MET LA CLEF SOUS LA PORTE

PULCINELLA MET LA CLEF SOUS LA PORTE

 

Si vous regardez un peut plus bas sur ce blog, vous trouverez une information consernant l’école de Naples et deux où trois choses sur les marionnettes de tradition populaire napolitaine. Me voilà obligé de vous informer que l’école ferme ses portes et que si vous voulez voir le merveilleux travail que fait Bruno Leone avec Pulcinella et bien vous devrez retourner sur les routes d’Italie, de France et de Navarre.

Et Merde ! Mais est-il possible qu’un pays qui a les plus belles traditions dans notre secteur, n’offre qu’une clef sous un paillasson ?

Alors que ne manque pas les jeunes qui veulent devenire marionnettiste, on n’est pas foutu dans ce pays de trouver trois sous pour maintenir en vie un idéale, un rêve qui fait marcher les jeunes loin de la drogue et de certains problêmes congénitaux !

Tu vas voir que les amerloques vont refiller une chaire à Pulcinella et que le mouflet de « Spaccanapoli » devra aller le trouver au Musée San Martino ? Merci madame le maire (enfin, quand vous aurez fait ce qu’on attend de vous – je rêve !).




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8 maggio 2007

DES BELLES SURPRISES

DES BELLES SURPRISES

Ceux qui me connaissent savent que je suis un collectionneurs né, et vous comprendrez ma joie quand une personne de la belle Sicile, qui a voulu rester anonyme, m’a fait parvenir une belle série d’ombres d’Inde; puis la semaine d’après c’est un ami, un brave mec qui habite dans le centre du pays, qui m’a offert une très vielle et très belle marionnette de l’île de Java.

Voilà que je me trouve avec le doux plaisir de dire MERCI, GRAZIE etc.

Au fait ! Si vous voulez faire des donations de marionnettes, d’affiches, de documents, de livres, d’autres choses qui ont un rapport avec le beau monde des marionnettes, et bien ne vous gênez pas. Envoyez moi un petit message. (spéculateur, vendeurs de brouettes à queue, doivent s’abstenir).

Les dons sont catalogués et le plus possible mis à la dispositions de tous.

NT: Nous somme en décembre 2007 et je viens de recevoir une donation de timbres postes et de cartes postale de la part du marionnettiste anglais Konrad Fredericks, qu'il trouve ici l'expression de mes remerciments




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